Il segreto al di là della materia

INTRODUZIONE


Quando guardate fuori dalla finestra, credete di vedere un'immagine con i vostri occhi, perché questo è ciò che vi hanno insegnato a credere. In verità, però, non è così che funziona, perché non vedete il mondo con i vostri occhi. Vedete l'immagine creata nel vostro cervello. Questa non è una predizione, né una speculazione filosofica, ma la verità scientifica.
Tale concetto può essere meglio compreso quando si prende coscienza del funzionamento del sistema visivo. L'occhio è responsabile della trasformazione della luce in segnali elettrici per mezzo delle cellule della retina. Questi segnali elettrici raggiungono il centro della visione nel cervello. I segnali creano l'immagine che vedete quando guardate fuori dalla finestra. In altre parole, le immagini che vedete sono create nel vostro cervello. Vedete l'immagine nel vostro cervello, non la scena fuori dalla finestra. Per esempio, nella figura a destra, la luce raggiunge gli occhi della persona dall'esterno. Questa luce è trasferita alla piccola area visiva situata nella parte posteriore del cervello, dopo che le cellule degli occhi l'hanno trasformata in segnali elettrici. Sono questi segnali elettrici che costituiscono l'immagine nel cervello. In verità, se aprissimo il cervello, non saremmo in grado di vedere nessun'immagine. Qualche tipo di coscienza nella mente, però, riceve segnali elettrici sotto forma di immagine. Il cervello percepisce segnali elettrici sotto forma di immagine, ma non possiede né occhi, né cellule oculari, né retina. A chi appartiene quindi la coscienza del cervello?
Guardando il paesaggio fuori dalla finestra non si osserva in realtà un’immagine all’esterno di noi, ma piuttosto un’immagine che appartiene al paesaggio nel nostro cervello.


La luce che raggiunge l’occhio è trasformata in segnali elettrici dalle cellule dell’occhio e poi trasmessa all’area visiva nella parte posteriore del cervello. “Una coscienza” all’interno del nostro cervello riceve i segnali elettrici che entrano nel cervello e li percepisce come paesaggio.
La stessa domanda può essere posta a proposito del libro che state leggendo ora. La luce che giunge ai vostri occhi viene trasformata in segnali elettrici e raggiunge il vostro cervello, dove viene creata l'immagine del libro. In altre parole, il libro che state leggendo ora non è al di fuori di voi, ma è in realtà dentro di voi nel centro della visione nella parte posteriore del vostro cervello. Dal momento che percepite la durezza del libro con le vostre mani, potreste pensare che il libro sia al di fuori di voi. Però, anche questa impressione di durezza ha la sua origine nel cervello. I nervi dei vostri polpastrelli trasmettono informazioni elettriche all'area tattile del vostro cervello. E quando toccate il libro, ne percepite durezza e densità, sentite la scivolosità delle pagine, la consistenza della copertina, l'affilatezza dei contorni delle pagine, tutto all'interno del vostro cervello.
In verità però, non potete in alcun modo toccare la reale natura del libro. Anche se credete di toccare il libro, è il vostro cervello a percepire le sensazioni tattili. A ciò si aggiunge il fatto che nemmeno sapete se questo libro esiste come oggetto materiale al di fuori del vostro cervello. La vostra non è che un'interpretazione dell'immagine del libro, all'interno del vostro cervello. Non dovreste, però, lasciarvi ingannare dal fatto che un autore abbia scritto questo libro, che le pagine siano state create da un computer, e stampate da un editore. Ciò che sarà spiegato a tempo debito vi mostrerà che le persone, i computer e gli editori, a ogni stadio della produzione di questo libro, sono solo immagini che appaiono nel vostro cervello, e che non saprete mai se esistono o meno al di fuori di esso.

NON SI PUÒ IN ALCUN MODO TOCCARE L’ORIGINALE DEL LIBRO
Possiamo quindi concludere che tutto ciò che vediamo, tocchiamo e udiamo esiste esclusivamente nel nostro cervello. Questa è una verità scientifica, dimostrata con prove scientifiche. Ciò che è significativo è la risposta alla domanda posta sopra, che questa verità scientifica ci ha condotto a porre: chi, pur senza occhi, osserva un paesaggio attraverso una finestra nel nostro cervello e ne trae godimento oppure ansia? Ciò sarà spiegato nelle pagine che seguono.
 

CHE IL MONDO ABBIA ORIGINE NEL NOSTRO CERVELLO È UN FATTO SCIENTIFICO


Noi tutti riconosciamo di fare esperienza di tutte le caratteristiche individuali del mondo attraverso i nostri organi sensoriali. Le informazioni che ci giungono attraverso tali organi sono trasformate in segnali elettrici, che le singole aree del nostro cervello poi analizzano ed elaborano. Dopo che questo processo di interpretazione ha avuto luogo nel nostro cervello, noi saremo in grado, per esempio, di vedere un libro, gustare una fragola, sentire l'odore di un fiore, percepire la consistenza di un manufatto di seta, o udire le foglie agitarsi nel vento.
Ci è stato insegnato che tocchiamo il tessuto che ricopre nostro corpo, che leggiamo un libro che è a 30cm di distanza da noi, che sentiamo l'odore di alberi che sono lontani da noi, che udiamo il movimento di foglie in alto sopra di noi. Tutto ciò, tuttavia, è nella nostra immaginazione. Tutte queste cose accadono nel nostro cervello.
A questo punto ci troviamo di fronte a un altro fatto sorprendente: non esistono, di fatto, colori, voci o immagini nel nostro cervello. I segnali elettrici sono tutto ciò che si può trovare nel nostro cervello. Questa non è una speculazione filosofica. È una semplice descrizione scientifica del funzionamento delle nostre percezioni. Nel libro Mapping The Mind (Mappare la mente), Rita Carter descrive così il modo in cui noi percepiamo il mondo:
Ognuno [degli organi sensoriali] si è adattato in modo complesso per poter entrare in relazione con il proprio tipo di stimolo: molecole, onde o vibrazioni. Ma la risposta non risiede in questo fatto, perché nonostante la loro meravigliosa varietà, ogni organo di senso esegue sostanzialmente lo stesso compito: traduce il suo particolare tipo di stimolo in impulsi elettrici. Un impulso non è che un impulso. Non è il colore rosso, né le prime note della Quinta Sinfonia di Beethoven - è un bit di energia elettrica. Di fatto, più che discriminare un tipo di input sensoriale da un altro, gli organi sensoriali li rendono in realtà più simili.
Tutti gli stimoli sensoriali, quindi, giungono al cervello sotto la forma, più o meno indifferenziata, di un flusso di impulsi elettrici creati dall'azione dei neuroni, a mo' di domino, lungo un determinato percorso. Ecco tutto ciò che accade. Non c'è nessun riconvertitore che a un certo stadio muti nuovamente questa attività elettrica in onde luminose o in molecole. Ciò che rende un flusso visivo e un altro olfattivo dipende, piuttosto, da quali neuroni sono stimolati.1

Viviamo la nostra intera esistenza all’interno del nostro cervello. Le persone che vediamo, i fiori che annusiamo, la musica che ascoltiamo, la frutta che gustiamo, il bagnato che sentiamo sulla mano… tutto ciò si costituisce nel nostro cervello. In verità, né i colori, né i suoni, né le immagini esistono nel nostro cervello. Le uniche cose che esistono nel cervello sono segnali elettrici. Ciò significa che viviamo in un mondo che prende forma dai segnali elettrici nel nostro cervello. Questa non è un’opinione o un’ipotesi, ma la spiegazione scientifica di come si percepisce il mondo.

In altre parole, tutte le nostre impressioni e percezioni del mondo (odori, rappresentazioni visive, sapori, ecc.) sono costituite dello stesso materiale, cioè di segnali elettrici. Inoltre, è il nostro cervello a dare un significato a tali segnali, e a interpretarli come sensi dell'olfatto, del gusto, della vista, dell'udito o del tatto. È straordinario che il cervello, costituito di carne umida, possa conoscere quale segnale elettrico deve essere interpretato come olfattivo e quale come visivo, e che possa trasformare lo stesso materiale in diverse sensazioni e impressioni.
Occupiamoci ora dei nostri organi sensoriali, e di come ognuno di essi percepisce il mondo.
Non sono i nostri occhi a vedere, ma è il nostro cervello
A causa dell'indottrinamento cui siamo soggetti nel corso della nostra vita, immaginiamo di vedere l'intero mondo con i nostri occhi. Finiamo quindi per concludere, di solito, che i nostri occhi siano le finestre che si aprono al mondo. La scienza, però, ci mostra che non vediamo attraverso i nostri occhi. I milioni di cellule nervose presenti negli occhi sono responsabili della comunicazione al cervello di un messaggio, come lungo un cavo elettrico, per far sì che il "vedere" abbia luogo. Se analizziamo le conoscenze che ci sono state fornite nella scuola superiore, diventa più facile capire la realtà della visione.
La luce che viene riflessa da un oggetto attraversa la lente dell'occhio e produce un'immagine rovesciata sulla retina, nella parte posteriore dell'occhio. Dopo alcune operazioni chimiche portate a termine dai coni e dai bastoncelli presenti sulla retina, tale immagine diventa un impulso elettrico. Questo impulso è in seguito inviato attraverso le connessioni del sistema nervoso alla parte posteriore del cervello. Il cervello trasforma questa corrente in un'immagine tridimensionale provvista di significato.
TUTTO CIÒ CHE VEDIAMO E POSSEDIAMO È IN REALTÀ UN’IMMAGINE CHE PRENDE FORMA NEL NOSTRO CERVELLO
Per esempio, quando guardate i bambini giocare nel parco, non vedete i bambini e il parco con i vostri occhi, perché l'immagine di questa scena non si costituisce davanti ai vostri occhi, ma nella parte posteriore del cervello.
Nonostante la semplice spiegazione che abbiamo dato, in verità la fisiologia della visione è una operazione straordinaria. Senza fallo, la luce viene trasformata in segnali elettrici e, in seguito, questi segnali elettrici rivelano un mondo di colore, di luce, tridimensionale. R. L. Gregory, nel suo libro Occhio e cervello, riconosce questo fatto significativo, e spiega questa incredibile struttura:
Abbiamo piccole immagini rovesciate negli occhi, e vediamo oggetti concreti distinti nello spazio che ci circonda. Data la struttura della stimolazione sulla retina, noi percepiamo il mondo degli oggetti, e ciò è proprio un miracolo.2

Una persona che guarda un bambino giocare con una palla non lo vede in realtà con i suoi occhi. Agli occhi va attribuita solo la trasmissione della luce alla parte posteriore degli occhi. Quando la luce raggiunge la retina, su questa prende forma una scena capovolta e bidimensionale del bambino. In seguito questa scena con il bambino è trasformata in corrente elettrica, che viene poi trasmessa al centro della visione nella parte posteriore del cervello, dove la figura del bambino è vista perfettamente in tre dimensioni. Chi allora vede con perfetta chiarezza la figura del bambino in tre dimensioni nella parte posteriore del cervello? Chiaramente, l’entità con cui abbiamo a che fare è l’Anima, un essere al di là del cervello.

Tutti questi fatti ci portano alla stessa conclusione. Nel corso della nostra vita, presumiamo sempre che il mondo esista al di fuori di noi. Il mondo, però, è dentro di noi. Sebbene pensiamo che il mondo si estenda fuori di noi, esso è nella parte più piccola del nostro cervello. Per esempio, il dirigente di un'azienda può pensare che l'edificio della compagnia, la sua auto nel parcheggio, la sua casa sulla spiaggia, il suo yacht, e tutte le persone che lavorano per lui, i suoi avvocati, la sua famiglia, e i suoi amici, siano al di fuori del suo corpo. Tutte queste cose, però, non sono che mere immagini che si sono costituite nel suo cranio, in una piccolissima parte del suo cervello.
Egli ne è inconsapevole e, anche se lo sapesse, non si prenderebbe il disturbo di pensarci. Se, in piedi orgoglioso accanto alla sua lussuosa auto ultimo modello, il vento soffiasse un po' di polvere o un piccolo oggetto nei suoi occhi, lui potrebbe delicatamente fregarsi dove gli prude, aprire gli occhi e notare che gli "oggetti materiali" che aveva visto si sono capovolti o mossi verso i lati. Potrebbe allora rendersi conto del fatto che gli oggetti materiali visti nell'ambiente non sono stabili.

TUTTE LE COSE CHE VEDIAMO E POSSEDIAMO SONO IN REALTÀ IMMAGINI CHE HANNO PRESO FORMA NEL NOSTRO CERVELLO

Quando una persona si strofina un occhio, vede l’immagine della sua auto muoversi su e giù. Questo prova che l’osservatore non vede la macchina reale in sé, ma l’immagine di essa nel cervello.
Ciò dimostra che ogni persona nel corso della propria vita vede tutto all'interno del proprio cervello, e che non è possibile entrare in contatto con quei particolari oggetti materiali che si suppone siano la causa delle proprie esperienze. Le immagini che vediamo sono copie, nel nostro cervello, di oggetti che presumiamo esistano al di fuori di noi. Non siamo in grado di sapere fino a che punto tali copie assomiglino agli originali, né tantomeno se gli originali esistano.
Sebbene il professore di psichiatria tedesco Hoimar Von Ditfurth sia un materialista, riconosce questo fatto concernente la realtà scientifica:
Non ha importanza come poniamo il dibattito, il risultato non cambia. Ciò che sta di fronte ai nostri occhi nella sua pienezza e ciò che vedono i nostri occhi non è il "mondo". È solo un'immagine, una somiglianza, una proiezione la cui associazione con l'originale può essere discussa.3
Per esempio, quando si osserva la stanza in cui si è seduti, ciò che si vede non è la stanza al di fuori, ma una copia della stanza che esiste nel proprio cervello. Non si potrà mai percepire la stanza originale mediante i propri organi sensoriali.
Come può un'immagine luminosa e colorata apparire nel buio del tuo cervello?
C'è un altro fatto che non dovrebbe essere trascurato; la luce non può attraversare il cranio. L'area fisica in cui il cervello si trova è completamente buia, e la luce non ha la possibilità di penetrarvi. Però, per quanto possa apparire incredibile, è possibile osservare un mondo luminoso e colorato in questa completa oscurità. La bellezza naturale, piena di colore, i paesaggi luminosi, tutti i toni del verde, i colori della frutta, le forme dei fiori, la luminosità del sole, le persone che camminano in una strada trafficata, le auto veloci nel traffico, i vestiti in un centro commerciale - tutto ciò è creato nel buio del cervello.
NELL’OSCURITÀ DEL NOSTRO CERVELLO VEDIAMO UN MONDO LUMINOSO


L’interno del cervello è completamente buio. La luce non raggiunge l’interno del cervello.
Immagina un barbecue acceso davanti a te. Puoi sederti e guardare il fuoco a lungo, ma per tutto il tempo, il tuo cervello non entra in nessun modo in relazione con la luce, la luminosità o il calore originali del fuoco. Persino quando ne senti il calore e ne vedi la luce, l'interno del tuo cervello rimane buio e mantiene una temperatura costante. È un assoluto mistero che, nell'oscurità, i segnali elettrici si mutino in immagini colorate e luminose. Chiunque ci pensi a fondo sarà stupefatto da questo fenomeno meraviglioso.
"IMMAGINI COPIA" ESTREMAMENTE REALISTICHE CHE SI COSTITUISCONO NEL CERVELLO
Materiale che costituisce gli occhi (a destra). Alcuni parti che costituisce una tv (a sinistra).
Come si può vedere anche da questo confronto, nonostante le decine di anni d’impegno, non si è riusciti a fornire una visione che abbia la stessa nitidezza e alta qualità della visione di un occhio. Il tuo occhio, però, che è composto solo di proteine, lipidi e acqua, crea ciò che non si è riusciti a fare dando forma a un’immagine molto realistica. È una nitidezza talmente perfetta che tutti pensano che l’immagine che vedono sia l’originale. Non riescono a rendersi conto del fatto che tutto ciò che vedono in realtà si costituisce nel cervello. Anche se non vedono l’originale, sono convinti di osservare un’immagine reale, perché la qualità dell’immagine che si costituisce nel cervello è perfetta. L’unica cosa che vede l’immagine è l’anima che Dio soffiò dal Suo spirito all’uomo, non sono le proteine, le molecole o gli atomi del cervello.
Anche la luce si forma nel nostro cervello
Nel discutere ciò che la scienza ha scoperto sulla visione, abbiamo parlato del fatto che la luce che riceviamo dall'esterno dà origine all'attività delle cellule dell'occhio, e che tale attività costituisce una struttura da cui emergono le nostre esperienze visive. C'è, però, un altro fatto che dobbiamo discutere: la luce, come la percepiamo, non è fuori dal nostro cervello. Anche la luce che conosciamo e comprendiamo, si forma all'interno del nostro cervello. Ciò che chiamiamo luce nel mondo esterno, che si suppone sia fuori dal nostro cervello, consiste di onde elettromagnetiche e particelle di energia chiamate fotoni. Quando queste onde elettromagnetiche o fotoni giungono alla retina, la luce, quella di cui abbiamo esperienza, inizia ad avere origine. Questo è il modo in cui la luce è descritta in termini fisici:
Il termine "luce" è usato per indicare onde elettromagnetiche e fotoni. Lo stesso termine è usato in fisiologia, a indicare l'impressione di cui una persona fa esperienza quando le onde elettromagnetiche e i fotoni colpiscono la retina dell'occhio. Sia in termini oggettivi che in termini soggettivi, la "luce" è una forma di energia che ha origine nell'occhio di una persona, e di cui una persona diventa consapevole attraverso la retina per gli effetti della visione.4
Di conseguenza, la luce nasce come risultato degli effetti causati in noi dalle onde elettromagnetiche e dalle particelle. In altre parole, non c'è una luce fuori dal nostro corpo che crea la luce nel nostro cervello. C'è solo energia. E quando questa energia entra in contatto con noi, vediamo un mondo colorato, splendente, pieno di luce.
Anche i colori hanno origine nel nostro cervello
Sin dalla nascita entriamo in relazione con un ambiente colorato e vediamo un mondo colorato. Non c'è però un singolo colore nell'universo. I colori prendono forma nel nostro cervello. All'esterno ci sono solo onde elettromagnetiche con diverse ampiezze e frequenze. Ciò che entra in contatto con il nostro cervello è l'energia prodotta da queste onde, che noi chiamiamo "luce", sebbene essa non sia la luce che conosciamo come splendente e luminosa. Essa è pura e semplice energia. Quando il nostro cervello interpreta questa energia misurando le diverse frequenze delle onde, vediamo i "colori". In verità, il mare non è blu, l'erba non è verde, il terreno non è marrone e i frutti non sono colorati. Essi appaiono così per il modo in cui li percepiamo nel nostro cervello. Daniel C. Dennett, noto per il suoi libri sul cervello e sulla coscienza, riassume questo fatto universalmente accettato:
Il giudizio comune è che la scienza moderna ha eliminato il colore dal mondo fisico, sostituendolo con radiazioni elettromagnetiche, prive di colore, di varie lunghezze d'onda.5
TUTTI I COLORI PRENDONO FORMA NEL NOSTRO CERVELLO
NON CI SONO COLORI NEL MONDO ESTERNO

Non ci sono colori nel mondo esterno. I colori prendono forma solo negli occhi e nel cervello dell’osservatore. Nel mondo esterno esistono solo pacchetti di energia di varie lunghezze d’onda. Sono i nostri cervelli a trasformare questa energia in colori.
In Il cervello e le sue meraviglie, R. Ornstein e R. F. Thompson hanno descritto così il modo in cui i colori prendono forma.
l "colore" in sé non esiste nel mondo; esiste solo nell'occhio e nel cervello di colui che vede. Gli oggetti riflettono tante diverse lunghezze d'onda della luce, ma queste onde luminose non hanno in sé colore.6
Non vi è né luce né colore all’esterno dei nostri cervelli. I colori e la luce prendono forma nel nostro cervello.
Sulla retina dell’occhio, esistono tre gruppi di coni, ognuno dei quali reagisce a diverse lunghezze d’onda della luce. Il primo di questi gruppi è sensibile alla luce rossa, il secondo alla luce blu e il terzo alla luce verde. Diversi livelli di stimolazione a ognuno dei tre insiemi di coni danno origine alla nostra capacità di vedere un mondo pieno di colore, in milioni di tonalità diverse.
Per capire la ragione di questo fatto, dobbiamo analizzare il modo in cui vediamo i colori. La luce proveniente dal sole giunge a un oggetto, e ogni oggetto riflette la luce in onde di diverse frequenze. Questa luce di frequenza variabile giunge all'occhio. (si ricordi che il termine "luce" usato qui si riferisce in realtà alle onde elettromagnetiche e ai fotoni, non alla luce che prende forma nel nostro cervello). La percezione del colore inizia nei coni della retina. Sulla retina ci sono tre tipi di coni, ognuno dei quali reagisce a diverse frequenze della luce. Il primo gruppo è sensibile alla luce rossa, il secondo è sensibile alla luce blu e il terzo è sensibile alla luce verde. Per ogni diverso livello di stimolazione di questi gruppi di coni, si costituiscono milioni di colori diversi. La luce che giunge ai coni, però, non può costituire i colori di per sé. Come spiega Jeremy Nathans della John Hopkins Medical University, le cellule dell'occhio non formano i colori:
Tutto ciò che un singolo cono può fare è catturare la luce e dire qualcosa sulla sua intensità. Non dice nulla riguardo al colore.7
Grazie alla creazione perfetta di Dio, vediamo i segnali elettrici come un mondo luminoso, pieno di colore, fatto di milioni di sfumature di colore, e traiamo godimento da ciò che vediamo. Questo è un miracolo straordinario che deve essere attentamente preso in esame.
I coni trasformano l'informazione che ricevono sui colori in segnali elettrici grazie ai loro pigmenti. I neuroni connessi con tali cellule trasmettono questi segnali elettrici a un'area speciale del cervello. Il luogo dove, nel corso della nostra vita, vediamo un mondo pieno di colore, è questa area specializzata del cervello.
Ciò dimostra che non ci sono colori o luce al di là del nostro cervello. C'è solo energia che si diffonde sotto forma di onde elettromagnetiche e particelle. Sia il colore che la luce esistono nel nostro cervello. Noi non vediamo, in realtà, una rosa rossa come rossa semplicemente perché è rossa. L'interpretazione, da parte del nostro cervello, dell'energia che perviene ai nostri occhi, ci porta a percepire che la rosa è rossa.
Nella figura sopra, l’area verde sulla sinistra sembra scura mentre l’area verde sulla destra sembra più chiara. Di fatto, le tonalità di entrambi i verdi, come è mostrato in basso, sono esattamente le stesse. I colori rosso e arancione vicino alle bande verdi ci ingannano e ci fanno credere che i due verdi siano di diverse tonalità. Questo ancora una volta mette in luce il fatto che non vediamo il mondo materiale originale, ne vediamo solo la nostra interpretazione nel nostro cervello.
Il daltonismo è prova del fatto che i colori prendono forma nel nostro cervello. Una piccola lesione della retina può causare il daltonismo. Una persona che soffre di daltonismo non è in grado di distinguere il rosso dal verde. Se un oggetto esterno è dotato o meno di colore non ha importanza, perché la ragione per cui noi vediamo gli oggetti colorati non è il loro essere colorati. Ciò ci porta alla conclusione che tutte le qualità che noi pensiamo appartengano all'oggetto non sono nel mondo esterno, ma nel nostro cervello. Tuttavia, dal momento che non saremo mai in grado di andare al di là delle nostre percezioni e di entrare in contatto con il mondo esterno, non potremo mai neppure provare l'esistenza di materia e colori. Il famoso filosofo Berkeley, riconosce questo fatto con le parole che seguono:
Se le stesse cose possono essere rosse e calde per alcuni e il contrario per altri, ciò significa che siamo sotto l'influenza di idee erronee, e che le "cose" esistono solo nel nostro cervello.8
TUTTI I SUONI PRENDONO FORMA NEL NOSTRO CERVELLO
NON CI SONO SUONI NEL MONDO ESTERNO

Sentiamo ogni tipo di suono nel nostro cervello


Anche il processo uditivo opera in un modo simile a quello visivo. In altre parole, sentiamo i suoni nel nostro cervello nello stesso modo in cui percepiamo la visione del mondo esterno nel nostro cervello. L'orecchio cattura i suoni intorno a noi e li trasmette all'orecchio medio. L'orecchio medio amplifica le vibrazioni sonore e le porta all'orecchio interno. L'orecchio interno trasforma queste vibrazioni sonore in segnali elettrici, sulla base della loro frequenza e intensità, e poi le trasmette al cervello. Questi messaggi all'interno del cervello vengono poi trasferiti all'area uditiva, dove i suoni vengono interpretati. Perciò, il processo uditivo ha luogo nel centro dell'udito essenzialmente nello stesso modo in cui il processo visivo ha luogo nel centro della visione.

L’orecchio esterno cattura le onde sonore e le trasmette all’orecchio medio. Questo amplifica tali suoni e li trasmette all’orecchio interno. Questo, a sua volta, converte i suoni in segnali elettrici sulla base della loro intensità e frequenza e poi li manda al cervello.

I suoni reali non esistono quindi al di fuori del nostro cervello, anche se ci sono vibrazioni fisiche che chiamiamo onde sonore. Queste onde sonore non vengono trasformate in suoni all'esterno o all'interno delle nostre orecchie, ma piuttosto nel nostro cervello. Come il processo visivo non è eseguito dai nostri occhi, così nemmeno le nostre orecchie operano il processo uditivo. Per esempio, quando si discorre con un amico o un'amica, se ne osserva l'immagine nel proprio cervello, e se ne sente la voce nel proprio cervello. Quando la scena prende forma nel cervello, si ha un forte senso delle tre dimensioni, e anche la voce dell'amico sarà udita con un simile senso di profondità. Per esempio, si potrebbe vedere l'amico a una grande distanza, oppure seduto alle proprie spalle; nello stesso modo se ne sente la voce come proveniente da lui, da un luogo vicino o da dietro. La voce dell'amico, però, non è lontana o alle spalle. È nel cervello.
La straordinarietà della reale natura del suono che si ode non è limitata a questo. Il cervello è in realtà isolato sia rispetto alla luce che rispetto al suono. Il suono, di fatto, non entra mai in contatto con il cervello. Perciò, malgrado il volume dei suoni uditi, l'interno del cervello è in realtà molto silenzioso. Si odono, però, dei rumori, delle voci per esempio, molto chiaramente nel cervello. Essi sono così distinti che una persona in salute li ode senza difficoltà o distorsioni. Si ode la sinfonia di un'orchestra nel proprio cervello, il quale è isolato acusticamente; si possono udire tutti i suoni in un ampio spettro di frequenze e decibel che va dal suono delle foglie al suono dei jet. Quando ci si reca a un concerto del proprio cantante preferito, i suoni bassi e alti che riempiono lo stadio intero si costituiscono nel profondo silenzio del cervello. Quando si canta da soli ad alta voce se ne ode il suono nel cervello. Se, in quel momento, si avesse però la possibilità di registrare il suono nel proprio cervello con un registratore, si udirebbe solo silenzio. Questo è un fatto straordinario. I segnali elettrici che giungono al cervello sono uditi nel proprio cervello come suoni, per esempio il suono di un concerto in uno stadio affollato.
SEBBENE LE PERSONE SUPPONGANO L’ESISTENZA DI UN MONDO MATERIALE AL DI FUORI DEL NOSTRO CERVELLO, LA LUCE, IL SUONO, E I COLORI NON ESISTONO; ESISTE SOLO L’ENERGIA
Nonostante sia stato scientificamente provato che tutte le nostre sensazioni prendono forma all’interno del nostro cervello, alcuni ancora sostengono che gli originali delle immagini che vediamo esistono fuori di esso. Non saranno mai in grado, però, di provare questa affermazione. Inoltre, sebbene pensino che la materia esista fuori dal loro cervello, come si è detto prima, la luce, il suono e i colori non esistono fuori dal nostro cervello. La luce esiste solo sotto forma di onde di energia e pacchetti di energia, e noi diventiamo consapevoli della luce solo quando questa colpisce la retina. Analogamente, non c’è nessun suono. Ci sono solo onde di energia. Il suono prene forma solo quando queste onde di energia raggiungono il nostro orecchio e sono in seguito trasmesse al nostro cervello. Non c’è nemmeno il colore, all’esterno. Quando diciamo “non c’è nessun colore” qualcuno potrebbe pensare a una scena in nero, bianco o grigio. Di fatto, anche questi sono colori. Nel mondo esterno al nostro cervello non esistono nemmeno il nero, il bianco e il grigio. Esistono solo onde di energia che variano in intensità e frequenza, e queste onde di energia sono convertite in colori solo tramite le cellule dell’occhio del cervello.

Il cervello è isolato sia rispetto al suono che rispetto alla luce. Perciò, anche se i rumori che udiamo sono alti, l’interno del nostro cervello è molto silenzioso. In questo silenzio, però, c’è una coscienza in grado di interpretare i segnali elettrici come una melodia che lui o lei amano, o come la voce di un amico o il suono del telefono.
La fisica quantistica è un’altra branca della scienza che mostra quanto le affermazioni a favore dell’esistenza della materia siano ingiustificate. La verità più importante scoperta dalla fisica quantistica, che lascia i materialisti senza parole, è che la materia è vuota al 99.9999999%. Nei suoi studi di fisica e psicologia, Peter Russell descrive spesso la coscienza umana. In un saggio adattato da un suo libro, From Science To God (Dalla scienza a Dio), Russell spiega così questa verità:

Si prendano, per esempio, le nostre idee per quanto riguarda la natura della materia. Per duemila anni si è pensato che gli atomi fossero piccole palline di materia solida – un modello chiaramente tratto dall’esperienza quotidiana. Poi, quando i fisici scoprirono che gli atomi sono composti di particelle più elementari, subatomiche (elettroni, protoni, neutroni e così via), il modello diventò quello di un nucleo centrale circondato da elettroni in orbita – di nuovo un modello basato sull’esperienza.

Un atomo può essere piccolo, un mero miliardesimo di un pollice, ma queste particelle subatomiche sono centinaia di migliaia di volte più piccole. Si immagini il nucleo di un atomo ingrandito fino ad avere la grandezza di un chicco di riso. L’intero atomo sarebbe allora della grandezza di uno stadio di football, e gli elettroni sarebbero altri chicchi di riso che svolazzano intorno agli stand. Come pose la questione il fisico inglese dell’inizio del ventesimo secolo, Sir Arthur Eddington “la materia è per la maggior parte spazio vuoto e spettrale” - 99.9999999 per cento spazio vuoto, per essere un po’ più precisi.

Con l’avvento della teoria dei quanti, fu scoperto che anche queste stesse minuscole particelle subatomiche sono molto lontane dall’essere solide. Di fatto, non sono per nulla come la materia – almeno non sono nulla di simile alla materia come la conosciamo. Non possono essere individuate né misurate precisamente. Sono più come nuvole confuse di esistenza potenziale, senza una posizione chiara. Il più delle volte sembrano più onde che particelle. [Peter Russell, The Mystery of Consciousness and the Meaning of Light (Il mistero della coscienza e il significato della luce), 12 ottobre 2000.
http://www.arlingtoninstitute.org/futureedition/From_Science-To-God.htm]

Possiamo quindi vedere che, mentre molti sostengono che ciò che vedono nel loro cervello esiste fuori di loro, la scienza ci mostra che, al di là dei confini del nostro cervello, ci sono solo onde di energia e pacchetti di energia. Al di là del nostro cervello non ci sono né luce, né suono né colore. Inoltre, gli atomi e le particelle subatomiche che costituiscono un materiale sono in realtà gruppi slegati di energia. Ne risulta che sebbene alcuni credano nell’esistenza della materia, essa è fatta di spazio. In verità, Dio crea la materia attraverso un’immagine che possiede queste qualità.
Ogni odore si trova nel cervello
Se si chiedesse a qualcuno come sente gli odori intorno a lui, probablimente risponderebbe "con il mio naso". Questa risposta, però, non è quella corretta, anche se alcuni concluderebbero subito che sia la verità. Gordon Shepherd, un professore di neurologia dell'università di Yale, spiega perché ciò non è corretto: "Crediamo di sentire gli odori con il nostro naso, [ma] ciò è un po' come dire che udiamo con i lobi delle nostre orecchie"9

Il cervello è isolato sia rispetto al suono che rispetto alla luce. Perciò, anche se i rumori che udiamo sono alti, l’interno del nostro cervello è molto silenzioso. In questo silenzio, però, c’è una coscienza in grado di interpretare i segnali elettrici come una melodia che lui o lei amano, o come la voce di un amico o il suono del telefono.
Il nostro senso dell'olfatto funziona con un meccanismo analogo agli altri nostri organi sensoriali. Di fatto, l'unica funzione del naso è la sua capacità di agire come canale di assorbimento per le molecolole dell'odore. Le molecole volatili come la vaniglia, o il profumo di una rosa, giungono a dei recettori situati sulla peluria in una parte del naso chiamata epitelio e interagiscono con essi. Il risultato dell'interazione delle molecole dell'odore con l'epitelio giunge al cervello come segnale elettrico. Questi segnali elettrici sono poi percepiti come un profumo dal cervello. Quindi, tutti gli odori che interpretiamo come piacevoli o spiacevoli sono semplici percezioni che vengono generate nel cervello dopo che l'interazione con le molecole volatili è stata mutata in segnali elettrici. La fragranza del profumo, di un fiore, di un cibo che piace, del mare - in breve tutti gli odori che possono piacere o non piacere - sono percepiti nel cervello. Le molecole dell'odore, però, non giungono mai davvero al cervello. Nel nostro senso dell'olfatto, sono solo i segnali elettrici a giungere al cervello, come accade con i suoni e le immagini.
Di conseguenza, un odore non viaggia in nessuna particolare direzione, perché tutti gli odori sono percepiti dal centro dell'olfatto nel cervello. Per esempio, l'odore di una torta non viene dal forno, nello stesso modo in cui l'odore della pietanza non viene dalla cucina. Analogamente, l'odore del caprifoglio non viene dal giardino e l'odore del mare, un po' lontano da te, non proviene dal mare. Tutti questi odori sono sentiti in un certo punto, in un relativa area cerebrale. Non c'è concetto di destra o sinistra, davanti o dietro, al di fuori di questo centro sensoriale. Sebbene ognuna delle sensazioni sembri aver luogo con diversi effetti, e possa sembrare provenire da diverse direzioni, tutte di fatto accadono all'interno del cervello. Si presume che gli odori che si trovano nel centro dell'olfatto del cervello siano gli odori degli oggetti materiali esterni. L'immagine della rosa, però, è generata nel centro della visione e il suo odore è generato nel centro dell'olfatto. Se anche ci fosse un odore reale all'esterno, non si potrebbe mai entrare in contatto con il suo originale.
George Berkeley, un filosofo che ha compreso l'importanza di questa verità, afferma "In principio, si pensava che colori, odori, ecc., 'esistessero realmente', ma in seguito tali opinioni furono abbandonate, e fu compreso che essi esistono esclusivamente come dipendenti dalle nostre sensazioni".
Può essere istruttivo prendere in esame i sogni al fine di comprendere il fatto che un odore è solo una sensazione. Quando si sogna, nello stesso modo in cui le immagini sono viste molto realisticamente, anche gli odori sono percepiti come fossero reali. Per esempio, una persona che nel suo sogno va al ristorante, può scegliere la sua cena tra gli odori dei cibi sul menu; sognando una gita al mare si sente distintamente l'odore del mare, e sognando un giardino di margherite si farebbe esperienza, nel sogno, del piacere dei magnifici profumi. Similmente, sognando di andare in un negozio di profumi e di scegliere un profumo, si sarebbe in grado di distinguere tra gli odori dei profumi, uno a uno. Tutto, nel sogno, è così realistico che quando ci si sveglia si può essere colti di sorpresa da questa circostanza.
Di fatto, non è necessario analizzare i sogni per comprendere l'argomento. Basta anche solo immaginare una delle situazioni citate, come l'esempio delle margherite. Se ci si concentra sulla margherita, si può avere l'impressione di essere consapevoli del suo profumo, anche se non è lì. Il profumo, in questo momento, si trova nel cervello. Se vuoi visualizzare tua madre nella tua mente, puoi vederla nella tua mente, anche se non è lì di fronte a te; nello stesso modo puoi immaginare l'odore del giglio, anche se non è lì.
TUTTI GLI ODORI SI TROVANO NEL NOSTRO CERVELLO
NON CI SONO ODORI NEL MONDO ESTERNO

Michael Posner, uno psicologo, e Marcus Raichle, un neurologo dell'università di Washington, parlano del problema di come la visione e gli altri sensi si formino anche in assenza di stimoli esterni:
Apri gli occhi, e una scena riempie il tuo panorama senza sforzo; chiudi gli occhi e pensa a quella scena, e puoi richiamarne l'immagine, certamente non tanto vivida, nitida o completa come una scena che si veda con i propri occhi, ma tale comunque da coglierne le caratteristiche essenziali della scena. In entrambi i casi, un'immagine della scena prende forma nella mente. L'immagine che si è costituita da reali esperienze visive viene chiamata "percetto", per distinguerla da un'immagine immaginata. Il percetto prende forma come risultato della luce che colpisce la retina e invia segnali che sono ulteriormente elaborati nel cervello. Ma in che modo accade che possiamo creare un'immagine quando non c'è luce che colpisca la retina e invii tali segnali?10


La funzione del naso è quella di ricevere i segnali odorosi e di trasmetterli al cervello. L’odore di una zuppa, o di una rosa, è percepito nel cervello. Una persona, però, può sentire l’odore della rosa o della zuppa in un sogno, anche in assenza di zuppe o rose. Dio dà forma a un insieme così convincente di sensazioni all’interno del cervello, con il gusto, l’odorato, la vista, il tatto e l’udito, che è necessaria una lunga spiegazione per dimostrare alle persone che tutte queste sensazioni sono ubicate nel cervello e che, in realtà, non si ha relazione alcuna con gli originali di ciò che vedono. Questa è la magnifica sapienza di Dio.
Una persona può crearsi l’immagine di sua moglie o immaginare l’odore di una margherita nel suo cervello con una minima concentrazione. La domanda è, allora: chi vede senza bisogno di un occhio o sente un odore senza bisogno di un naso, cose che non sono fisicamente prossime? Questo essere è l’anima della persona.
Non c'è bisogno di una fonte esterna per costituire un'immagine nella mente. La stessa circostanza vale per il senso dell'olfatto. Nello stesso modo in cui si è consapevoli, nei sogni o nell'immaginazione, di un odore che non esiste realmente, non si può essere sicuri se questi oggetti, di cui se ne sente l'odore nella vita reale, esistano all'esterno di noi. Anche presumendo che questi oggetti esistano al di fuori di noi, non è possibile mai entrare in relazione con gli oggetti originali.
Ogni sapore si trova nel cervello
Si può parlare del senso del gusto in maniera simile a quella in cui abbiamo parlato degli altri organi sensoriali. Il gusto è causato da piccole papille poste sulla lingua e nella gola. La lingua può riconoscere quattro diversi gusti, amaro, aspro, dolce, salato. Le papille gustative, in seguito a una catena di processi, trasformano l'informazione sensoriale in segnali elettrici che poi trasferiscono al cervello. In seguito, questi segnali sono percepiti dal cervello come gusti. Il gusto di cui si ha esperienza quando si mangia una torta, uno yogurt, un limone o un frutto è, in verità, un processo di interpretazione di segnali elettrici nel cervello.
L'immagine di una torta sarà associata al gusto dello zucchero. Ciò avviene nel cervello e tutto quanto è percepito è relativo alla torta che piace tanto. Il gusto di cui si è consci dopo aver mangiato la torta con grande appetito, non è altro che un effetto generato nel cervello da segnali elettrici. Si è consapevoli esclusivamente di ciò che il cervello interpreta degli stimoli esterni. Non si può mai entrare in contatto con l'oggetto originale; per esempio non si può vedere, odorare, gustare il cioccolato reale di per se stesso. Se i nervi del gusto nel cervello fossero recisi, sarebbe impossibile che il gusto di qualsiasi cibo mangiato raggiungesse il cervello, e si perderebbe completamente il senso del gusto. Il fatto che i gusti di cui si è consapevoli appaiano straordinariamente reali, di certo non dovrebbe trarre in inganno. Questa è la spiegazione scientifica della questione.

TUTTI I SAPORI SI TROVANO NEL NOSTRO CERVELLO

Anche il senso del tatto si trova cervello
Il senso del tatto è uno dei fattori che impedisce alle persone di convincersi della verità succitata per cui il senso della vista, dell'udito e del gusto si trovano all'interno del cervello. Per esempio, se si dicesse a qualcuno che vede un libro nel suo cervello, egli, se non ci pensasse attentamente, risponderebbe "Non può essere che io veda il libro nel mio cervello - guarda, lo sto toccando con la mia mano". Oppure, se si dicesse "Non possiamo sapere se l'originale di questo libro esista o meno come oggetto materiale esterno", di nuovo la stessa persona dalla mentalità superficiale potrebbe rispondere "No, guarda, lo sto tenendo in mano e ne sento la durezza - non è una percezione ma un'esistenza che ha realtà materiale".
C'è un fatto, però, che persone del genere non riescono a capire, o che forse semplicemente ignorano. Anche il senso del tatto si trova nel cervello tanto quanto tutti gli altri sensi. Ciò a dire che, quando si tocca un oggetto materiale, si sente se è duro, morbido, umido, appiccicoso o serico nel cervello. Gli effetti che provengono dai polpastrelli sono trasmessi al cervello sotto forma di segnali elettrici e questi segnali sono percepiti nel cervello come senso del tatto. Per esempio, quando si tocca una superficie ruvida, non è possibile sapere in alcun modo se la superficie è, in verità, davvero ruvida, o la sensazione reale data da una superficie ruvida. Questo perché non si può in alcun entrare in contatto con l'originale di una superficie ruvida. La conoscenza che si ha del contatto con una superficie ruvida è l'interpretazione data dal cervello a determinati stimoli.
Una persona, mentre discorre con un caro amico bevendo una tazza di tè, immediatamente lascia cadere la tazza quando si brucia la mano con la tazza bollente. In verità, però, quella persona avverte il calore della tazza nella mente, non sulla mano. La stessa persona visualizza l'immagine della tazza di tè nella mente, dove anche ne sente l'odore e il gusto. Quest'uomo, però, non si rende conto che il tè che sta gustando è in realtà una sensazione nel suo cervello. Egli presuppone che il bicchiere esista al di fuori di lui, e parla con il suo amico, la cui immagine si trova, anch'essa, all'interno del suo cervello. Di fatto, questo è un caso straordinario. L'ipotesi di toccare il bicchiere originale e di bere il tè originale, che sembra essere giustificata dalla sua impressione della durezza e del calore della tazza e del gusto e dell'odore del tè, mostra la stupefacente chiarezza e perfezione delle sensazioni che esistono all'interno del cervello.
ANCHE IL SENSO DEL TATTO SI TROVA ALL’INTERNO DEL NOSTRO CERVELLO
Questa importante verità, che necessita di un attento esame, è espressa da un filosofo del ventesimo secolo, Bertrand Russell:

Che tu provi la sensazione di toccare il libro che ora stai leggendo non cambia il fatto che l’immagine del libro si trova all’interno del tuo cervello. Come con l’apparire del libro, anche la sensazione tattile ha luogo nel tuo cervello.
Per quanto riguarda la sensazione tattile che abbiamo quando facciamo pressione sul tavolo con le dita, questa è un'interferenza elettrica e dei protoni sui polpastrelli, prodotta, secondo la fisica moderna, dalla vicinanza degli elettroni e dei protoni all'interno del tavolo. Se la stessa interferenza sulla punta delle dita si verificasse in qualunque altro modo, ne dovremmo avere la sensazione, independentemente dalla presenza del tavolo.11
Il fatto che Russell discute qui è estremamente importante. Di fatto, se i polpastrelli vengono stimolati in modo differente, è possibile avere delle impressioni completamente diverse. Come si mostrerà più avanti in dettaglio, questo può oggi essere conseguito mediante simulatori meccanici. Con l'apporto di un guanto speciale, una persona può provare la sensazione di accarezzare un gatto, stringere la mano a qualcuno, lavarsi le mani, o toccare un materiale duro, anche in assenza di queste cose. In verità, ovviamente, nessuna di queste sensazioni rappresenta cose esistenti nel mondo reale. Ciò fornisce una prova ulteriore del fatto che tutte le sensazioni provate da un essere umano prendono forma nella mente.
Non possiamo in alcun modo entrare in contatto con l'originale del mondo che si trova nel nostro cervello
Come è stato dimostrato, tutto ciò di cui facciamo esperienza, che vediamo, udiamo, e di cui abbiamo impressioni nel corso della nostra vita, si trova nel nostro cervello. Per esempio, qualcuno che guarda fuori dalla finestra seduto su una poltrona sente la durezza della stessa e la scivolosità del materiale di cui essa è composta nel suo cervello. L'odore del caffè proveniente dalla cucina si trova nella mente, non in quel luogo un po' distante che è la cucina. Il panorama del mare, con gli uccelli e gli alberi che contempla dalla finestra sono tutte immagini costituitesi nel cervello. Anche l'amico che sta servendo il caffè, e il gusto del caffè, esistono nel cervello. In breve, chi, seduto nel suo soggiorno, guarda fuori dalla finestra, in verità osserva il suo soggiorno e il panorama su uno schermo nel suo cervello. Ciò che un essere umano descriverebbe come "la mia vita" è una collezione di tutte le percezioni riunite in maniera sensata e osservate su uno schermo nel cervello. Non si può in alcun modo uscire dal proprio cervello.
Non è in alcun modo possibile conoscere la reale natura del mondo materiale originale esterno al cervello. Non possiamo sapere se l'originale, per esempio il verde di una foglia, corrisponda a come lo percepiamo. Parimenti, non possiamo in alcun modo scoprire se un dessert è davvero dolce o se questo è solo il modo in cui il cervello lo percepisce. Si immagini, per esempio, un paesaggio che si è visto in passato. Per quanto non ci stia è di fronte, lo si vede nel cervello. Rita Carter, autrice di testi scientifici, afferma che non è realmente possibile vedere l'originale quando si osserva un volto o un panorama, ma un'interpretazione dell'originale o una versione che ne è una completa ricostruzione. Aggiunge che per quanto perfetta possa essere la riproduzione di queste copie, saranno comunque diverse o inferiori rispetto all'originale. (Rita Carter, Mapping the Mind (Mappare la mente), University of California Press, London, 1999, p. 135)
Lo stesso accade quando si contempla un paesaggio. Non c'è di fatto differenza tra l'immaginare un paesaggio quando esso è ormai lontano e il vederlo da vicino. Perciò, quando si contempla un panorama in realtà ciò che si vede non è che una versione costruita nel cervello, non l'originale.
Chiunque consideri ciò attentamente coglierà la verità in maniera chiara. Una persona che lo ha fatto, George Berkeley, esprime tale verità nel suo Trattato sui principi della conoscenza umana:
Con la vista ricevo le idee di luce e colori, nelle loro molteplici gradazioni e variazioni. Con il tatto percepisco il duro e il soffice, il caldo e il freddo, il movimento e la resistenza. L'olfatto mi fa conoscere gli odori; il palato i sapori; l'udito mi comunica i suoni. E quando si nota che tanti di questi aspetti si accompagnano, avviene che gli si dà un nome, e che vengano considerati come una cosa sola. Perciò, per esempio, se si nota che un certo colore, sapore, odore, una certa forma e consistenza si ritrovano insieme, ci si riferisce a essi come a un oggetto preciso, che si denota con il nome mela; altri raggruppamenti di idee costituiscono una pietra, un albero, un libro e altre simili cose sensibili.12
La verità che Berkeley esprime con queste parole è questa: noi definiamo un oggetto interpretando le diverse sensazioni di cui abbiamo esperienza nel cervello. Come nel caso del suo esempio, il sapore e l'odore di una mela, la sua durezza e rotondità e quelle sensazioni collegate alle sue altre qualità sono percepite dal nostro cervello come un intero che noi percepiamo quindi come una mela. Non possiamo, però, mai entrare in relazione con l'originale della mela, ma solo con la nostra percezione di essa. Ciò che possiamo vedere, odorare, gustare, toccare o udire sono solo copie all'interno del cervello.
Quando si considera tutto ciò che è stato finora discusso, la verità si rivela in tutta chiarezza. Per esempio:
o Se possiamo vedere una strada piena di luci colorate e tutti i colori con le loro splendenti sfumature nel cervello, dove non c'è luce reale, allora vediamo copie di insegne, luci, lampioni e fari di auto, prodotte dai segnali elettrici all'interno del cervello
o Dal momento che nessun suono può entrare nel cervello, non possiamo in alcun modo udire le voci originali dei nostri cari. Udiamo solo copie.
o Non possiamo sentire il fresco del mare, il calore del sole - ne percepiamo solo le copie nel nostro cervello
o Allo stesso modo, nessuno è mai stato in grado di gustare l'originale della menta. Il sapore che si riconosce come menta è solo una percezione che si trova nel cervello. Questo perché non si può toccare l'originale della menta, vedere l'originale della menta o odorare o gustare l'originale della menta.
NON SI PUÒ IN ALCUN MODO USCIRE DALLO SPAZIO DEL CERVELLO NEL CORSO DELLA VITA

Immagina di entrare in una stanza scura che contenga un grande schermo televisivo. Se potessi osservare l’esterno solo attraverso questo schermo, naturalmente ben presto ti annoieresti e vorresti uscire.
Rifletti per un momento sul fatto che il luogo in cui sei non è diverso. Dentro il tuo scuro, piccolo cranio, simile a una scatola, nel corso della tua vita osservi le immagini del mondo esterno. Continui a osservare tutte queste immagini nel tuo cervello senza uscire da questo piccolo luogo e non te ne stanchi mai.
Inoltre, non crederesti mai di osservare tutte queste cose da un singolo schermo. Le immagini sono così convincenti che in migliaia di anni, miliardi di persone non sono riuscite a rendersi conto di questa grande verità.
In conclusione, nel corso della nostra vita facciamo esperienza di percezioni-copia che ci sono mostrate. Tali copie, però, sono così realistiche che non ne intendiamo mai la vera natura. Per esempio, si sollevi la testa e si dia un'occhiata in giro per la stanza. Si vedrà di essere in una stanza piena di mobili. Quando si tocchino i braccioli della poltrona in cui si siede, se ne averte la durezza come se si toccasse davvero l'originale. Il realismo di queste immagini che vengono mostrate, e l'arte eccelsa nella creazione di queste immagini, sono sufficienti a convincere miliardi di altre persone che tali immagini sono "concrete". Anche se la maggior parte delle persone ha letto che ogni sensazione relativa al mondo si costituisce nel cervello, dal momento che ciò viene insegnato nei corsi di biologia delle scuole superiori, le immagini sono così convincenti che si crede con difficoltà che esse siano solo fantasie nel loro cervello. La ragione di ciò è che ogni immagine è creata in maniera molto realistica e perfetta.
Alcune persone accettano il fatto che le immagini si trovino nel cervello, ciò nonostante sostengono che gli originali delle immagini siano esterni. Ma non è possibile provarlo in alcun modo, perché nessuno è stato in grado di andare al di là dalle percezioni che esistono nel cervello. Tutti vivono nella cella che si trova nel cervello, e nessuno può fare esperienza di nulla tranne di ciò che gli è mostrato dalle sue percezioni. Di conseguenza, non si può sapere in alcun modo cosa accade al di fuori delle proprie percezioni. Perciò dire "Là fuori ci sono gli originali" sarebbe di fatto un'assunzione ingiustificata, perché non c'è nulla che possa essere impugnato come prova. Inoltre, anche se là fuori ci fossero gli originali, tali "originali" verrebbero comunque visti dal cervello, e ciò significa che l'osservatore avrebbe a che fare con le immagini costituite nel suo cervello. Di conseguenza tali affermazioni sono insostenibili perché le persone non sono in grado di entrare in contatto con "gli equivalenti materiali" di cui assumono l'esistenza.
Va anche sottolineato che lo sviluppo scientifico o tecnologico non può cambiare nulla, perché ogni scoperta scientifica o invenzione tecnologica si forma nella mente delle persone, e di conseguenza non può essere di nessun aiuto a che le persone entrino in contatto con il mondo esterno.
Le opinioni di rinomati filosofi come B. Russell e L. Wittgenstein su questo argomento sono le seguenti:
Per esempio, che un limone esista veramente o meno e come abbia avuto origine non può essere discusso o indagato. Un limone consiste meramente di un sapore sentito dalla lingua, un odore sentito dal naso, un colore e una forma di cui gli occhi hanno sensazione; e solo tali caratteristiche possono essere oggetto di esame e giudizio. La scienza non può in alcun modo conoscere il mondo fisico.13
Il filosofo G. Berkeley cha chiaramente affermato che le nostre percezioni esistono solo nella nostra mente e che saremmo in errore presumendo senza riflettere che esse esistano nel mondo esterno:
Crediamo nell'esistenza degli oggetti solo perché li vediamo e tocchiamo, e perché essi ci vengono rivelati dalle nostre percezioni. Le nostre percezioni, però, sono solo idee nella nostra mente. Perciò, gli oggetti che cogliamo tramite le nostre percezioni non sono altro che idee, e queste idee non sono sostanzialmente in alcun luogo se non nella nostra mente. Visto che tutto ciò esiste solo nella mente, allora significa che siamo sedotti da chimere quando immaginiamo che l'universo e le cose abbiano un'esistenza al di fuori della mente. Nessuno degli oggetti che ci circondano ha quindi un'esistenza esterna alla nostra mente. 14
Va aggiunto che non è importante per le persone che qualcosa con cui non si possa entrare in contatto, che non si possa vedere o toccare, esista o meno, perché indipendentemente dall'esistenza o meno di un mondo materiale, un essere umano osserva solo il mondo di percezioni nel suo cervello. Non ci si può in alcun modo imbattere nel vero originale di un oggetto fisico. Inoltre è sufficiente per tutti vederne la copia. Per esempio, chi si aggiri in un giardino con fiori colorati non vede il giardino originale, ma la copia di esso nel suo cervello. Questa copia del giardino, però, è così realistica che ognuno riceve piacere da essa, come se fosse reale, anche se di fatto è immaginaria. Miliardi di persone, fino al giorno d'oggi, hanno presunto di vedere l'originale di ogni cosa. Di conseguenza, non c'è ragione che le persone si interessino a ciò che è "all'esterno".
Anche il senso della distanza è una percezione che ha luogo nel cervello
Si immagini una folla lungo una strada con negozi, edifici, automobili, clacson che suonano. Quando si osservi tutto questo, appare reale. Per tale motivo, la maggior parte delle persone non riesce a capire che ciò che vede è prodotto nel cervello, e assume che sia tutto reale. Ciò che vedono è stato creato in un modo talmente perfetto che è impossibile comprendere che l'immagine che viene percepita come reale non è il mondo originale esterno, ma solo un'immagine riprodotta che esiste nella mente.

Una persona che guida un’automobile pensa che la strada e gli alberi che sta oltrepassando siano lontani da lui. Tutto ciò che vede, però, è in realtà su un piano unico nel suo cervello proprio come in una fotografia.
Gli elementi che rendono ciò che si vede tanto convincente ed effettivo sono la distanza, la profondità, il colore, l'ombra e la luce. Questi effetti sono impiegati con una tale perfezione da diventare, nel cervello, un'immagine tridimensionale, colorata e nitida. Quando, a ciò che si vede, si aggiunge una quantità infinita di dettagli, emerge un intero nuovo mondo che, senza rendersene conto, si presume sia reale nel corso dell'intera esistenza, sebbene non sia che un'interpretazione nella nostra mente.
Si immagini ora di guidare un'automobile. Il volante è a una certa distanza dalle braccia e c'è un gruppo di semafori a circa 100m di distanza. L'automobile in fronte dista circa 10m, mentra ci sono montagne all'orizzonte, che, secondo le stime, dovrebbero trovarsi a molti chilometri di distanza. Tutte queste stime, però, sono errate. Né l'automobile né le montagne sono alla distanza che si presume. Di fatto, tutto ciò che si vede, come su una pellicola cinematografica, esiste su un fotogramma bidimensionale, su un'unica superficie all'interno del cervello. Le immagini che vengono riflesse all'occhio sono bidimensionali, come quelle su uno schermo televisivo. Date queste condizioni, come può formarsi la percezione di profondità e distanza?
Ciò a cui ci si riferisce come senso della distanza è un modo di vedere in tre dimensioni. Gli elementi che causano l'effetto di distanza e profondità delle immagini sono la prospettiva, l'ombra e il movimento. La natura della percezione, la quale viene definita percezione spaziale in ottica, è fornita da sistemi molto complicati. Tale sistema può essere descritto semplicemente così: l'immagine che giunge all'occhio è bidimensionale. Ciò a dire che ha le misure di altezza e larghezza. Il senso di profondità e distanza deriva dal fatto che due occhi vedono due diverse immagini nello stesso momento. L'immagine che giunge a ognuno degli occhi si differenzia dall'altra in termini di angolazione e luce. Il cervello monta queste due diverse immagini per costituire il nostro senso di profondità e distanza.
È possibile fare un esperimento per comprendere meglio questo fatto. Primo, si tenda il braccio destro in avanti tenendo l'indice alzato. Si fissi ora lo sguardo sul dito e si chiuda quindi prima l'occhio sinistro e poi quello destro. Dato che due diverse immagini raggiungono ciascun occhio, si vedrà il dito muoversi leggermente da una parte. Si aprano ora entrambi gli occhi e, continuando a fissare l'indice destro, si porti l'indice sinistro il più vicino possibile all'occhio. Si noterà che il dito più vicino avrà creato due immagini. Ciò accade perché ora si è costituita, nel dito più vicino, una profondità diversa da quella del dito più lontano. Se si aprono e si chiudono gli occhi uno dopo l'altro, si vedrà che il dito più vicino all'occhio sembrerà muoversi di più di quello lontano. Ciò è dovuto alla differenza crescente tra le immagini che appaiono in ognuno degli occhi.
Quando si gira un film tridimensionale si utilizza questa tecnica; le immagini girate da due angolazioni diverse vengono poste sullo stesso schermo. Il pubblico porta degli occhiali speciali che hanno un filtro colorato e polarizzano la luce. I filtri degli occhiali filtrano una delle due scene, e il cervello trasforma le due in una singola immagine tridimensionale.

TUTTI GLI OGGETTI CHE PERCEPISCI COME LONTANI DA TE SONO DI FATTO NEL TUO CERVELLO



In questa figura, la linea sullo sfondo sembra due volte più grande della linea davanti. In verità, però, entrambe le linee sono della stessa misura. Come possiamo vedere da questo esempio, l’uso di linee, prospettiva, luce e ombra fa sì che le persone osservino gli stessi oggetti in modo diverso. Di fatto, tutti questi oggetti sono visti in un singolo luogo, nel centro della visione del cervello.
La percezione della profondità su una retina bidimensionale è molto simile alla tecnica usata dagli artisti per dare all'osservatore un'impressione di profondità in un quadro bidimensionale. Vi sono alcuni fattori che danno origine all'impressione di profondità, come la disposizione degli oggetti uno sull'altro, le linee prospettiche del cielo, cambiamenti nella grana, prospettiva lineare, le dimensioni, l'altezza e il movimento. Per esempio il cambiamento di grana è molto importante nella percezione della profondità. Per esempio, il terreno su cui camminiamo in una fattoria piena di fiori è in realtà una trama. Le trame più vicine a noi sono più dettagliate mentre le trame più lontane sembrano sbiadite e più difficili da distinguere. Perciò, è più facile stimare la distanza degli oggetti presenti su una trama. Inoltre, anche l'impressione di ombra e luce contribuisce alla percezione di un'immagine tridimensionale.

Uno degli elementi significativi che fornisce il senso di profondità è la differenziazione della trama. Le trame più vicine a noi possono essere osservate in dettaglio mentre quelle più lontane appaiono meno chiaramente. Per esempio, come possiamo osservare dalla figura di lato, una trama tridimensionale è stata creata su un foglio di carta con il senso di profondità e, sebbene tutti i punti nella figura in alto siano bianchi, appaiono sia bianchi che neri.
Laragione per cui ammiriamo un quadro dipinto da un artista di successo è il senso di profondità e realismo che è stato dato al quadro, creato usando gli elementi di ombra e prospettiva.
La prospettiva deriva dal fatto che gli oggetti distanti sembrano più piccoli in proporzione a quelli più vicini, in relazione alla persona che li sta guardando. Per esempio, quando guardiamo un panorama, gli alberi lontani sembrano piccoli, mentre quelli vicini sembrano grandi. Nello stesso modo, in un quadro con una montagna sullo sfondo, la montagna è disegnata più piccola della persona in primo piano. Nella prospettiva lineare, gli artisti usano linee parallele. Per esempio, i binari ferroviari danno una impressione di distanza e profondità incontrandosi con l'orizzonte.
Il metodo che i pittori usano nel dipingere è valido anche per l'immagine che si trova nel cervello. La profondità, la luce e l'ombra sono prodotte con lo stesso metodo nello spazio bidimensionale del cervello. Quanti più sono i dettagli di ciò che vediamo, tanto più questo sembra realistico e tanto più inganna i nostri sensi. Ci comportiamo come se ci fossero profondità e distanza reali, come se ci fosse una terza dimensione. Tutto ciò che si vede, però, è come un fotogramma su una superficie piatta. La corteccia visiva del cervello è estremamente piccola! Le distanze, le immagini come quelle di case distanti, le stelle nel cielo, la luna, il sole, gli aeroplani che volano nel cielo, e gli uccelli - sono tutti stipati in questo piccolo spazio. Ciò a dire che, tecnicamente, non c'è distanza tra un bicchiere che si può prendere allungando la mano e un aereoplano che, guardando in alto, si considererebbe a migliaia di chilometri di altezza; tutto ciò è su un'unica superficie, quella nel centro sensoriale del cervello.
Per esempio, una nave che scompare all'orizzonte in verità non è lontana miglia e miglia. La nave è nel cervello. Il davanzale che si sta guardando, il pioppo di fronte alla finestra, la strada di fronte alla casa, il mare e la nave sul mare sono tutti nell'area visiva del cervello, su una superficie bidimensionale. Proprio come un pittore può riprodurre l'impressione di distanza su una tela bidimensionale usando le proporzioni tra le grandezze, gli elementi di colore, ombra e luce e prospettiva, così anche il senso della distanza può formarsi nel cervello. In conclusione, il fatto che abbiamo la sensazione che gli oggetti siano lontani o vicini non dovrebbe ingannarci, perché la distanza è una sensazione come tutte le altre.
CREARE UNA FIGURA CON PROFONDITÀ SU UNA SUPERFICIE BIDIMENSIONALE


C’è una profondità molto realistica in tutte queste figure. Con l’uso di ombra, prospettiva e luce si può costruire una scena tridimensionale con profondità su una tela bidimensionale. Questo elemento di realismo può aumentare a seconda dell’abilità del pittore. Lo stesso si può dire per la nostra percezione visiva, dal momento che l’immagine che raggiunge la retina ha di fatto un’esistenza bidimensionale. Le immagini che raggiungono ognuno degli occhi, però, diventano una singola immagine, così che il nostro cervello percepisce un’immagine tridimensionale con una sua profondità.
Sei tu nella stanza, o è la stanza a essere dentro di te?
Il nostro corpo altro non è che una serie di immagini formate all’interno del cervello.
Una delle ragioni che impedisce di comprendere che le immagini viste sono in realtà sensazioni nel cervello sta nel fatto che le persone vedono il loro corpo nell'immagine. Esse giungono a questa conclusione errata: "Visto che io sono in questa stanza, la stanza non si trova nel mio cervello". L'errore sta nel dimenticare che anche il loro corpo è un'immagine. Proprio come tutto ciò che vediamo intorno a noi è un'immagine che esiste nel cervello, così anche il nostro corpo esiste sotto forma di immagine nel cervello. Per esempio, seduti su una poltrona, si può vedere ciò che del corpo è sotto il collo. Anche quest'immagine è prodotta dallo stesso sistema percettivo. Quando si posa una mano su una gamba, si ha un'impressione cinestetica nel cervello. Ciò significa che si vedi il proprio corpo nel cervello, e si percepisce se stessi toccare il corpo nel cervello.
Se il corpo è un'immagine nel cervello, la stanza è dentro di te o sei tu a essere nella stanza? L'ovvia risposta è: "La stanza è dentro di te". E si vede l'immagine del proprio corpo dentro la stanza, che a sua volta è nel cervello.
Proviamo a spiegarlo con un esempio. Poniamo che si chiami l'ascensore. Quando arriva, il vicino, che vive al piano di sopra, è dentro. Si entra nell'ascensore. In verità: si è all'interno dell'ascensore o è l'ascensore a essere all'interno di noi? La verità è: ogni cosa, l'ascensore con le immagini del vicino e del proprio corpo, si trova all'interno del nostro cervello.
In conclusione, noi non siamo "dentro" a nulla. Tutto è dentro di noi; tutto si trova nel cervello. Il sole, la luna, le stelle o un aereoplano che vola nel cielo a molte miglia di distanza non possono cambiare questa verità. Il sole e la luna, come il libro che si ha in mano, sono solo immagini che si trovano in un'area visiva molto piccola nel cervello.
Dal momento che il tuo corpo è un’immagine vista nel tuo cervello, la domanda è questa: sei tu ad essere dentro la stanza, o la stanza è dentro di te? La risposta è chiara: ovviamente, la stanza è dentro di te, nel centro della visione del tuo cervello.

Il mondo delle sensazioni può formarsi senza l'esistenza del mondo esterno
Un elemento che rende nulla l'affermazione che il mondo delle sensazioni che proviamo ha un equivalente materiale, è che non abbiamo bisogno di un mondo esterno perché le sensazioni si formino nel cervello. Molti sviluppi tecnologici come i simulatori, e anche i sogni, sono le più importanti prove di questa verità.
L'autrice di testi scientifici Rita Carter afferma, nel suo libro Mapping The Mind (Mappare la mente), che "gli occhi non hanno bisogno di vedere", e descrive in modo esauriente un esperimento fatto dagli scienziati. Nell'esperimento, si munivano pazienti ciechi di un'attrezzatura in grado di trasformare immagini video in impulsi vibratori. Una telecamera posta vicino agli occhi dei soggetti propagava gli impulsi alla schiena così che essi ricevevano un input sensoriale continuo dal mondo visivo. I pazienti, dopo un certo tempo, iniziarono a comportarsi come se fossero davvero in grado vedere. Per esempio, era stato inserito uno zoom in una delle attrezzature, in modo da poter ravvicinare l'immagine. Quando lo zoom veniva attivato senza avvertire in precedenza il paziente, questi aveva l'istinto di proteggersi con le braccia perché l'immagine sulla sua schiena si ingrandiva all'improvviso come se il mondo si stesse ingrandendo.15
In un esperimento, si mostravano delle immagini a persone cieche, tramite un’attrezzatura. Attraverso questa, tali persone non vedenti erano in grado di vedere alcune immagini molto realistiche che non appartenevano al mondo esterno, ma erano prodotte artificialmente. Erano sotto l’impressione che qualcosa gli si stesse avvicinando, si facevano quindi indietro per proteggersi.
Come questo esperimento dimostra, è possibile costituire sensazioni anche quando esse non sono causate da equivalenti materiali nel mondo esterno. Tutti gli stimoli possono essere creati artificialmente.
 
  

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Il capitalismo è stato fondato sul Darwinismo. Ogni ideologia ufficiale di stato è l'ideologia del Darwinismo.

Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

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